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Queen Kelly review
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Queen Kelly

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Queen Kelly (Queen Kelly) [1]:

1928
USA
Regia: Erich Von Stroheim.
Produzione: Gloria Swanson Pictures.
Soggetto e sceneggiatura: Erich Von Stroheim.
Fotografia: Gordon Pollock, Paul Ivano (bianco e nero).
Montaggio: Viola Lawrence.
Scenografia: Erich Von Stroheim, Harold Miles.
Cast: Gloria Swanson (Patricia Kelly), Walter Byron (principe Wolfram), Seena Owen (Regina V), Sylvia Ashton (zia di Patricia), Tully Marshall (Jan Vryheid), Sidney Bracey (cameriere di Wolfram), William Von Brincken (aiutante di Wolfram).
Durata: 10 rulli (incompiuto) [2].


Pellicola che segna la fine dell’epoca del muto, nonché l’inizio del declino della carriera (registica) di Stroheim.
Finanziato dalla Gloria Swanson Pictures [3], Queen Kelly si caratterizza per la travagliata storia produttiva, conclusasi bruscamente dopo l’introduzione (da parte della Warner) del primo sistema di sonorizzazione.
Intenzionato a realizzare il suo più grande capolavoro, Stroheim concepisce un ambizioso progetto, che prevede la suddivisione del film in due parti: un prologo - ambientato in Europa - ed una parte più consistente (circa i due terzi del totale) - ambientata in Africa.
A Stroheim viene data carta bianca, ma a soli tre mesi dall’inizio delle riprese (più precisamente, al completamento del decimo rullo) [4], la lavorazione si interrompe. Ad arrestare la produzione è il parere di Joseph Kennedy, che dopo aver assistito alla prima di The Jazz Singer (Il cantante di Jazz, 1928), di Al Jolson [5], dichiara: “ Il più brutto film sonoro sarà sempre migliore del migliore dei film muti “ [6].
Strohem si rende disponibile a concludere il film come muto, per poi distribuirlo con un accompagnamento musicale appositamente sincronizzato, ma la sua proposta viene respinta, ed il suo ritorno negato.
Decisa a ricavare qualche guadagno dalla pellicola [7], la Swanson appiccica un finale “ apocrifo “ al prologo ultimato da Stroheim, senza rispettare minimamente lo script originale [8]. Questa versione del film viene presentata in Europa, ma non negli Stati Uniti, dove l’unica copia “ autorizzata “ rimane in possesso del Museum of Modern Art [9].
Visionando la copia del film oggi disponibile [10], possiamo individuare una serie di analogie e differenze rispetto ai precedenti Blind Husbands e Foolish Wives.
La supremazia della m.d.p fissa viene nettamente meno, con conseguente moltiplicarsi dei movimenti di macchina [11]. Elaborati carrelli scoprono il corteo di orfanelle, per poi accompagnare, spesso in soggettiva, la “ galeotta “ conversazione tra Wolfram e Kelly; singolari camera-car assecondano l’avanzare dello squadrone del principe, sottolineandone l’imponenza; un complesso movimento di macchina ci introduce nel convento assieme a Wolfram, simulando il suo disorientamento nel ricercare l’amata … e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
La m.d.p è sovente collocata all’altezza dello sguardo umano, ma non esita a porsi più in basso [12] o più in alto ove necessario. Nel sistemarsi al di sopra degli oggetti/personaggi filmati, la m.d.p ci regala spesso tagli di ripresa obliqui dall’alto [13], le cui funzioni sono principalmente due: mostrare la magnificenza delle scenografie; catturare particolari atti a rafforzare l’atmosfera psicologica della scena. Particolari sono i lussuosi oggetti che circondano il giaciglio della Regina V, ma anche il dettaglio che mostra la biancheria “ caduta “ di Kelly, “intima “ finezza che ci consente di analizzare lo specifico mezzo di cui il regista si serve per innescare il piacere filmico: la sutura tardiva.
Ricorrendo ad un tipo di scrittura perversa, Stroheim tarda a richiudere una miriade di aperture proliferanti nel testo, lasciando che le tensioni rimango tali per lungo tempo [14] prima di trovare la loro risoluzione.
Si vedano appunto le “ famose “ mutandine di Kelly, che tornano alla legittima proprietaria solo dopo essere state oggetto della pubblica attenzione [15].
Al frequente utilizzo dei Primi Piani [16], si aggiunge un abile ricorso ai Primissimi; scelte che evidenziano la volontà di giocare maggiormente sul personaggio, il tutto a discapito della profondità di campo.
Permane il rispetto dei raccordi, così come l’articolazione dei dialoghi attraverso inquadrature corrispondenti.
L’illuminazione naturale lascia ampio spazio a quella artificiale, che appare sovente contrastata.
Singolare la presenza della diva Gloria Swanson [17], che non mina tuttavia l’originalità del film.
Queen Kelly rimane dunque l’ennesima testimonianza della straordinaria grandezza di Stroheim, grandezza che, nonostante tutto, è riuscita a giungere fino a noi.
_______________________________________________

[1] Talvolta tradotto in La regina Kelly.
[2] Faccio qui riferimento alla durata riportata da Alessandro Cappabianca nel suo libro Erich Von Stroheim (Alessandro Cappabianca, Erich Von Stroheim, La Nuova Italia, Firenze, 1979, p. 90).
100 minuti è invece la durata riportata sulla copia del film da me esaminata, edita da Dcult (Ermitage).
Specifico che si tratta di un’edizione critica, in cui la parte africana del film è stata ricostruita non solo attraverso il girato, ma anche attraverso didascalie e foto di scena. Poiché il suddetto girato rispetta lo script originale di Stroheim, possiamo ipotizzare si tratti di materiale inedito, recuperato solo di recente (l’edizione in questione è stata approntata negli anni ’90). Questa tesi è avvalorata dal fatto che, in una breve serie di didascalie esplicative che precedono il film, viene menzionato l’utilizzo di “ immagini, didascalie e tutto il materiale della produzione “.
Nell’analisi che segue farò riferimento soprattutto alla prima parte, che essendo più completa è a mio parere più sottoponibile a giudizio.
Ho scelto deliberatamente di non riportare in nota la travagliata storia produttiva del film, in quanto da me ritenuta parte integrante della stessa analisi.
[3] Casa di produzione gestita dalla stella del muto Gloria Swanson che, in società con Joseph Kennedy, aveva iniziato a produrre personalmente i suoi film.
[4] I primi dieci rulli coincidono con il prologo.
[5] Il primo film sonoro.
[6] Peter Noble, Fuggiasco da Hollywood: vita e opere di E. von Stroheim, Il Saggiatore, Milano, 1964, p. 113.
Le voci secondo cui la lavorazione del film sarebbe stata interrotta a causa di gravi contrasti interni sono dunque irrimediabilmente false. Come Stroheim stesso dichiara: “ […] Fu la presentazione del primo film sonoro di Al Jolson a interrompere la produzione di Queen Kelly, e non vi fu nessun altra ragione. Tutte le storie di contrasti fra me e Gloria Swanson sono frutto di pura invenzione. […] Siamo ancora ottimi amici e il fatto che il film dovette essere abbandonato non fu colpa né sua né mia, ma semplicemente uno dei tanti infelici risultati dell’invenzione del cinema sonoro. “ (Peter Noble, Fuggiasco da Hollywood: vita e opere di E. von Stroheim, op. cit., p. 111).
[7] Con pellicola intendo qui i dieci rulli girati da Stroheim, di cui Gloria era venuta in possesso grazie all’intercessione di Joseph Kennedy.
[8] Nel finale in questione, Kelly si getta nel fiume, rimanendo vittima del suo disperato gesto. Venuta a conoscenza del suicidio di Kelly, la Regina V libera Wolfram dalla prigione, concedendogli di recarsi al convento per sposare l’amata. Scoperto l’inganno, il principe si suicida a sua volta, nella speranza che la morte possa riunirlo alla sua adorata Patricia.
[9] Relativamente alla versione della Swanson, Stroheim dichiara: “ […] Molte volte in questa versione, montata dalla Swanson, si vedono scene interminabili di cui io intendevo presentare solo un brevissimo scorcio. Per questa ragione il film appare pesante e strascicato e, nella sua attuale versione, costituisce un’amarissima delusione. Non solo, ma si tratta soltanto di un terzo circa del lavoro che avevo progettato. […] Dal canto mio, non permisi che questo film non terminato fosse presentato negli Stati Uniti. “ (Peter Noble, Fuggiasco da Hollywood: vita e opere di E. von Stroheim, op. cit., pp. 111, 114).
[10] Per tutte le informazioni relative alla copia in questione vedere la nota 2.
[11] Considerazione valida solo per la parte europea del film, poiché in quella africana i movimenti di macchina sono ridotti al minimo.
[12] Di poco sopra l’altezza del pavimento.
[13] Già riscontrati in Blind Husbands e Foolish Wives.
[14] O meglio, per un tempo insopportabilmente elevato.
[15] Le mutandine scivolano a terra, divenendo oggetto di derisione da parte del principe e del suo squadrone; alterata, Kelly le raccoglie, per poi gettarle in faccia principe stesso, che ne aspira profondamente l’odore.
Poco dopo, Wolfram si accosta nuovamente alla ragazza, che tramite intriganti sguardi riesce a farsi restituire l’indumento in questione.
[16] Già riscontrato in Blind Husbands e Foolish Wives.
[17] Come sottolinea Alessandro Cappabianca: “ […] Stroheim non adoperava mai divi nei suoi film: era lui che creava i divi. ” (Alessandro Cappabianca, Erich Von Stroheim, op. cit., p. 54).


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Added by La Dame Blanche
6 years ago on 3 March 2011 15:30


Comments

Posted: 4 years ago at May 31 15:44
Beh Von Stroheim avra' anche avuto la carriera di regista rovinata dall'avvento del sonoro ma non so' quanti possano essere stati in grado di riciclarsi attori del sonoro ed essere così iconici. Del resto la sua stella sulla Walk Of Fame parla per lui.


Belli i B/N sul tuo Flickr !
Posted: 4 years ago at May 31 16:48
Grazie! :)

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