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Animal Farm review
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Review of Animal Farm

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"Animal farm" rappresenta, in sintesi e in chiave satirica e allegorica, il completo fallimento di qualsiasi ricerca della perfetta forma di governo. In particolare Orwell si scaglia contro la Rivoluzione russa e il totalitarismo di Stalin, ma più in generale si trovano elementi comuni in molti altri Stati. Ogni animale allude a un personaggio realmente esistito (Palladineve è Trotskij, Jones è lo zar Nicola II, Mollie rappresenta l'aristocrazia), ed è facile realizzare come la critica non comprenda solo il totalitarismo sovietico, ma anche la monarchia (sotto Jones, infatti, gli animali erano comunque schiavi) e la repubblica (la Fattoria degli animali viene proclamata per un breve periodo repubblica, ma le privazioni e gli abusi subiti dagli animali sono gli stessi in tutte le varie forme di governo). Una perfetta organizzazione, alla fine, non è raggiungibile; gli individui tendono a primeggiare sugli altri, a garantirsi benefici e il maggior risultato con il minimo sforzo. Il raggiungimento e consolidamento del potere è il termine ultimo di questo percorso; a dispetto di quale sia il modo in cui i soprusi vengano perpetrati, il risultato per chi li subisce non cambia. Satira feroce ma delicata, purtroppo sempre attuale. Gli esseri umani non sono ancora in grado di essere realmente liberi, ed esattamente come gli animali della Fattoria si crogiolano nella vana illusione di esserlo, ignorando ogni segnale che dimostri il contrario. Troppo animali per l'anarchia, troppo umani per forme di governo più evolute. Il destino che ne deriva non è, credo, altro che l'automatica conseguenza di tutto ciò. A volte, come in questo caso, "satira" non è proprio l'anagramma di "risata". Mi torna alla memoria una delle poesie più belle di Trilussa, che penso ben si adatti alla lettura de "La Fattoria degli Animali". Degna conclusione, purtroppo.

"Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna;

che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone."
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Added by Neonsynth
7 years ago on 23 November 2010 22:31




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