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Review of La spia che venne dal freddo   

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E’ forse scontato scrivere che queste pagine si trovano agli antipodi rispetto a Ian Fleming, ma è anche inevitabile specie a poche settimane di distanza dalla visione dell’ultimo film dedicato a James Bond (l’ottimo ‘Skyfall’). Le spie di Le Carré sono piccoli burocrati dall’anima morta e dallo sguardo limitato, abituati a muovere (e a sacrificare) pedine in un’eterna partita a scacchi con, come posta in gioco, guadagni davvero effimeri, per i quali parrebbe non valere la pena di escogitare piani tortuosamente raffinati. E non c’è differenza tra noi (gli inglesi) e loro (i tedeschi orientali): i soggetti sono simili, i metodi gli stessi e se qualcun di esterno si avvicina all’ingranaggio rischia di esserne stritolato. Uno sguardo profondamente disincantato che, però, non è il solo pregio di quello che è stato l’esordio di Le Carrè, all’epoca (inizio degli anni Sessanta) poco più che trentenne: la narrazione procede implacabile, accompagnando il lettore nei doppi fondi di una storia complessa ma non particolarmente contorta anche se, come di prammatica, l’apparenza inganna su più livelli. L’azione è ridotta a pochi scoppi improvvisi posti soprattutto all’inizio e alla fine, ma non si corre mai il rischio di annoiarsi perché i lunghi e complessi dialoghi si mantengono sul filo della tensione che corre fra i personaggi mentre le descrizioni contribuiscono a creare un mondo sbiadito come le figure che lo abitano. Il tutto senza particolari artifici linguistici in una narrazione piana ma sempre efficace (peccato solo per qualche inciampo nella traduzione di Veraldi utilizzata per l’edizione de ‘I miti’ in mio possesso): il risultato è un romanzo che ha subito assunto la statura del classico della letteratura spionistica, fungendo da modello per tanti libri e consentendo al suo autore di iniziare una carriera ricca di soddisfazioni. Malgrado tale fama, devo confessare che questo è il mio primo incontro con lo scrittore inglese, un ritardo che – alla luce di ‘La spia che venne dal freddo’ – testimonia un’imperdonabile sottovalutazione: la storia di Alec Leamas, l’agente in missione operativa (cioè nel ‘freddo’), ed Elizabeth Gold, presi nella tenaglia tra il Circus (incarnato da Controllo e Smiley) e l’Abteilung (Mundt e Fiedler), è di quelle impossibili da dimenticare.

9/10
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Added by catcarlo 1 year ago
on 14 December 2012 08:33

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