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Review of I Promessi Sposi
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Review

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Ho frequentato a lungo l’opera della vita di Don Lisander negli anni del liceo e in quelli immediatamente successivi. Trascorsi ormai cinque lustri, era ormai ora di riaccostarsi al romanzo e così, facendo una pausa nella ciclica rilettura della Commedia, ho letto di nuovo la storia del tribolato matrimonio tra Renzo e Lucia. Ho ritrovato il Manzoni che ricordavo, dotato di una grande fluidità di scrittura che sottolinea i pregi ben conosciuti: il disegno incisivo dei personaggi, anche di quelli minori; l’ironia - ora bonaria, ora acre – che porta il lettore a sorridere spesso e volentieri, anche se a volte è un riso amaro; il dono della sintesi che, grazie a un ‘labor limae’ protrattosi di stesura in stesura, sa esprimere mondi interi con poche, soppesate parole; la grande capacità lirica che regala pagine che emozionano ogni volta e sono giustamente famosissime. Sull’altro piatto della bilancia, ci sono i difetti, come quella Lucia francamente insopportabile – specie a confronto con l’immediata simpatia del suo promesso sposo - e il continuo richiamo alla religione e ai religiosi quasi sempre dalla parte del bene e della giustizia (il quasi è in pratica il solo Don Abbondio): capisco che si tratti di un mondo ancora imbevuto di religiosità – ante Rivoluzione Francese, un po’ come i Paesi arabi d’oggidì – ma a volte è quella, sempre più accentuata, dell’autore a guidare la penna in panegirici di non facile digeribilità. Alla categoria difetti non appartengono invece, almeno per me, le lunghe digressioni storiche che, se allungano un po’ il brodo, sono comunque necessarie a inquadrare i tempi e le psicologie in cui si svolge l’azione. Il discorso contrario si può fare invece per la sciacquatura dei panni in Arno: se accettabili nella narrazione, i toscanismi diventano fastidiosi in bocca a dei contadini (o anche a dei borghesi, se è per questo) lombardi – e pensare che lo scrittore in casa parlava in dialetto, chissà che avrebbe detto della lingua nei romanzi di Montalbano… In ogni caso, il bilancio resta largamente positivo, sottolineando il valore di un libro costretto da decenni a scontare l’impopolarità originata dall’imposizione scolastica: ciò non toglie, però, che il padre Dante della Divina Commedia resti di un altro pianeta (forse anche perché la poesia non invecchia, la prosa sì).
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Added by catcarlo 2 years ago
on 14 September 2012 12:13

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Comments

Posted: 1 year, 2 months ago at Jul 7 12:47
Alzi la mano chi ha fatto il Liceo e non si è scontrato con il primo romanzone nazional-popolare manzoniano...
Non l'ho mai amato, ma capito sì, anche se i nostri invasori/nemici risorgimentali avevano ben altri scrittori.

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