Review of Locked Down   

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Fin troppo facile accostare la coppia Dan Auerbach/Dr. John a quella Rubin/Cash: un produttore giovane e rampante che affianca il vecchio leone per un lavoro di qualità. Non sono però molti altri i punti di contatto, e non solo per il diverso ‘peso’ della metà del duo con qualche anno in meno: la carriera del quasi settantaduenne Dottore non aveva nessun bisogno di rilancio essendo stata contrassegnata negli ultimi anni da buoni dischi e collaborazioni di prestigio. Il risultato è così meno clamoroso, anche se questa edizione rinnovata nello spirito e nella brillantezza dei suoni del vecchio marchio Rebennack viaggia su livelli alti anche quando il materiale, tutto firmato dall’intero gruppo ma segnato dallo stile inconfondibile del titolare, mostra qualche passaggio a vuoto, come nell’eccesso di calligrafismo in ‘Kingdom of Izzness’. E’ un vero piacere immergersi in undici brani che, alla fine della fiera, portano la scritta New Orleans stampata a caratteri cubitali: gli ingredienti sono rhythm’n’blues, rock, soul, cajun e altri profumi dixie (evidenti soprattutto in ‘Big shot’) il tutto mescolato in quantità di volta in volta diverse. Più arrotondate sono la bella title-track o il soul da inizio anni Settanta di ‘My children, my angels’ mentre altrove i ritmi si fanno più nervosi e spezzati, come nella travolgente ‘Revolution’ o in ‘Ice age’ che però si apre in un bel ritornello. Sorprende in positivo la funkadelia di quella ‘Eleggua’ che coinvolge più di quanto ci si potrebbe aspettare, e non solo perché viene dopo l’altro pezzo interlocutorio, intitolato ‘You lie’. Certo, al risultato complessivo, collabora la notevole abilità dei musicisti, al servizio delle tastiere (niente pianoforte, però) e della voce trascinata di Dr. John, ma liberi di ritagliarsi qualche spazio, tanto che Auerbach si concede un assolo da guitar-hero al termine di un altro dei titoli migliori, ‘Getaway’. ‘Locked down’ è perciò un disco che va ascoltato con attenzione per coglierne appieno le singole sfumature musicali che, nel corso dei suoi quaranta minuti scarsi, si rivelano passaggio dopo passaggio: magari in questo lavoro non c’è nulla di rivoluzionario, ma la vitalità che ne scaturisce è un valore aggiunto importante per la sua ottima riuscita. Se solo la copertina (un fotomontaggio di un primo piano del Dottore con in testa una cosa che potrebbe essere un copricapo tribale o, forse, una mosca psichedelica) fosse un po’ meno brutta…

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Added by catcarlo 10 months ago
on 19 July 2012 07:08
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