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Review of Kung Fu Panda 2

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Alcuni film sono la chiara dimostrazione che, a volte, non è tanto la storia che si racconta ma come la si racconta. Il successo del primo Kung fu panda non fu certo dovuto alla trama, che seguiva un canovaccio assai risaputo. Nell’antica Cina, il panda Po, grasso, goloso e maldestro, veniva prescelto suo malgrado per diventare il Guerriero Dragone che avrebbe dovuto sconfiggere l’invincibile leopardo Tai Lung e salvaguardare la misteriosa Pergamena del Drago. Dopo un addestramento irto di disavventure spassose, il protagonista riusciva a trovare fiducia in se stesso e a portare a compimento il suo dovere. Non una trama originale ma il film funzionava per la simpatia del protagonista che riusciva ad accattivare grandi e piccoli e per le trovate comiche perfettamente riuscite.
Questo sequel alza il tiro e fa di nuovo centro. La regia passa da John Wayne Stevenson e Mark Osborn a Jennifer Yuh Nelson, che aveva lavorato come storyboarder e diretto la sequenza d’apertura dell’originale, tra i produttori entra invece Guillermo Del Toro. Il pavone imperiale Lord Shen ha deciso di usare la polvere da sparo dei fuochi d’artificio per creare delle armi da fuoco riuscendo a conquistare la città di Gongmen. Coadiuvato come sempre dai Cinque Cicloni, Tigre, Scimmia, Vipera, Gru e Mantide, Po deve liberare la città ma per farlo deve raggiungere la pace interiore affrontando il mistero delle proprie origini che, purtroppo, risiede proprio in Lord Shen.
Dunque anche stavolta ci troviamo di fronte ad una storia abbastanza risaputa ma viene sviluppata in novanta minuti perfetti, rutilanti e divertenti, attraverso una regia ben ritmata. Il livello d’animazione della Dreamworks si è senz’altro evoluto guadagnando in fluidità e definizione. Le scene d’azione sono spettacolari e mozzafiato, ulteriormente esaltate da un 3-D ben integrato. I dialoghi e le gag visive sono ancor più geniali ed esilaranti del primo capitolo. Una scena su tutte, l’azione “stealth” di Po e compagni nascosti in un dragone di carta. Le citazioni di cui abbondava il prototipo qui sono assenti e non se ne sente il bisogno, a ulteriore testimonianza della validità dell’impianto narrativo e dell’abbondanza di idee della regista.
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Added by Mirko
5 years ago on 16 November 2011 15:48



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